settembre, 2017

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Corioretinopatia Sierosa Centrale

Trattamento orale della Corioretinopatia Sierosa Centrale con medicinali low dose

Studio osservazionale monocentrico retrospettivo

Oral treatment of Central SerousChorioretinopathy with low dose medicines

monocentricretrospectiveobservationalstudy

Sommario

Obiettivo: La Corioretinopatia Sierosa Centrale (CSC) è una patologia caratterizzata dal distacco localizzato della retina sensoriale nella regione maculare che porta a degenerazione progressiva dell’epitelio retinico e conseguente riduzione delle capacità visive. Le attuali terapie farmacologiche e parachirurgichedanno risultati parzialmente rispondenti alle attese e non sono scevri da effetti avversi anche severi. Obiettivo dello studio è la valutazione retrospettiva dell’efficacia della somministrazione orale di medicinali low dose nella riduzione dello spessore retinico e nel riassorbimento del liquido sottoretinico.

Metodi:lo studio osservazionale spontaneo retrospettivo ha coinvolto 13 pazientitrattati attraverso la somministrazione orale di Galium-Heel® fiale e SolanumCompositum fiale (BiologischeHeilmittelHeelGmbH, Baden-Baden, Germania)tre volte a settimana per 2 mesi consecutivi, con controlli (visita oftalmologica completa, fluorangiografia retinica, angiografia con verde di indocianina, Optical CoherentTomography, autofluorescenza retinica)all’ inizio della terapia e dopo 30/60 giorni dall’inizio del trattamento.

Risultati:l’osservazione dell’evoluzione del quadro clinico dei pazienti ha evidenziato che 11 soggetti hanno ottenuto la risoluzione completa della patologia in un periodo variabile tra 2 e 5 mesi; due casi hanno evidenziato un miglioramento parziale del quadro con successiva comparsa di recidive.

Conclusioni:benché lo studio sia di natura preliminare, l’utilizzo di medicinali low dose si dimostra efficace nel trattamento della CSC con elevate safety e compliance.

I risultai clinici evidenziano la validità della somministrazione orale di medicinalilowdose per il trattamento della CSC e forniscono le basi metodologiche ed i risultati preliminari su cui fondare lo studio e la realizzazione la realizzazione di ulteriori trial  clinici controllati.

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Dott. Andrea Basile

Denti e gengive in gravidanza

Perché in gravidanza aumentano i problemi a denti e gengive?

DentiIn gravidanza, estrogeni e ritenzione idrica da una parte, e cambiamento della composizione della saliva a causa degli ormoni dall’altra sono alla base dei problemi a denti e gengive, come gengiviti e carie. Sulle gengive è ben evidente l’effetto dell’aumento degli estrogeni in circolo che, insieme a un’accentuata tendenza alla ritenzione idrica, provoca l’ispessimento delle gengive. Da qui le gengiviti in gravidanza, dette gengiviti gravidiche, che hanno spesso un’insorgenza rapida e precoce fin dal primo trimestre ma la cui intensità varia da soggetto a soggetto e dipende anche dalle predisposizioni individuali – spiega la dottoressa Garofalo Greta, specialista in Ginecologia e Ostetricia. – Oltre alle gengive anche i denti possono soffrire in gravidanza: il cambiamento della composizione della saliva in gravidanza può portare ad un aumentato rischio di carie: la saliva diventa più acida, più ricca di glicoproteine che la rendono più viscosa e densa, impedendole di svolgere la sua funzione principale di prevenzione della carie. Normalmente la saliva agisce alzando il pH della bocca ed eliminando l’acidità creata dai batteri che vivono nella bocca nutrendosi degli zuccheri depositati sui denti. Quando però, come accade in gravidanza, la saliva diventa più acida, i batteri non trovando resistenze, continuano a nutrirsi di zuccheri, attaccano i denti e li bucano con gli acidi prodotti dalla loro digestione degli zuccheri. Per questo motivo in gravidanza è molto importante seguire una scrupolosa igiene dentale e prevenire l’insorgenza della placca, anticamera della carie. Infatti, se alle donne in gravidanza è sconsigliato sottoporsi alle cure dentali che prevedono raggi X, sono invece molte le soluzioni che possono essere adottate senza raggi X, come per esempio l’ablazione del tartaro che migliora significativamente il problema della placca in gravidanza.

                                                                                                                                      Dott.ssa Garofalo Greta

                                                                                                                            Specialista in Ginecologia e Ostetricia

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