Mese: Luglio 2020

 

DHEA intravaginale

UN TRATTAMENTO INNOVATIVO DELL’ATROFIA VULVO-VAGINALE IN MENOPAUSA

DHEA INTRAVAGINALE

ATROFIA VULVO VAGINALE

L’atrofia vulvovaginale (AVV) è un disturbo cronico progressivo, determinato dalla carenza degli estrogeni dopo la menopausa ed è caratterizzata da modificazioni fisiche dell’ambiente vulvare e vaginale quali incremento del pH e riduzione della vascolarizzazione, delle secrezioni, del contenuto in collagene e dello spessore epiteliale. Poiché questi fenomeni involutivi interessano anche la vescica e l’uretra, la nuova definizione di “sindrome genitourinaria della menopausa” meglio esprime l’eterogeneità delle numerose alterazioni, che si estrinsecano principalmente in bruciore, secchezza, prurito e dispareunia e si ripercuotono sul benessere fisico e sessuale. L’AVV interessa circa la metà della popolazione femminile in menopausa.

NUOVO TRATTAMENTO CON PRASTERONE

Il prasterone (6,5 mg per ciascun ovulo vaginale), ossia deidroepiandrosterone (DHEA), biochimicamente e biologicamente identico al DHEA umano endogeno, è un ormone che nella vita fertile viene secreto dalla  ghiandola surrenale (25%) e dall’ ovaio (25%), mentre la restante parte deriva dalla conversione periferica dell’androstenedione circolante. Il DHEA si comporta fisiologicamente come un preormone, nel senso che non possiede recettori specifici:

il suo ruolo fisiologico principale non è quello di un’azione diretta sui tessuti periferici, ma quello di precursore degli estrogeni e degli androgeni soltanto negli organi ed apparati che possiedono  un corredo enzimatico che ne permetta la metabolizzazione intracellulare. Le cellule della mucosa vaginale sono in grado di trasformare il DHEA in estradiolo e testosterone, permettendo un’azione veramente selettiva e mirata mentre altri organi bersaglio degli estrogeni, come le cellule della mucosa endometriale, non hanno la possibilita di metabolizzare il DHEA in estradiolo pertanto non andranno incontro ad alcuna proliferazione.

Il DHEA vaginale svolge la sua azione con un effetto squisitamente locale:  i livelli circolanti sia del DHEA che dei suoi metaboliti rimangono nel range delle donne in menopausa e non mostrano significative variazioni plasmatiche.

Pertanto, gli effetti clinici dimostrati dalla somministrazione di basse dosi di DHEA per via vaginale sono sicuramente da ascriversi all’azione locale dei metaboliti del DHEA stesso.

Questo a conferma di quanto dimostrato da tutti gli studi clinici che hanno evidenziato gli effetti trofici vaginali sulla maturazione della mucosa, vascolarizzazione e densità delle terminazioni nervose.

Negli studi condotti con DHEA vaginale non sono mai stati riscontrati effetti collaterali di rilievo.

Non sono stati rilevati aumenti dell’incidenza delle tromboembolie venose, di tumore della mammella, dell’endometrio e dell’ovaio.

La terapia dovrebbe essere sospesa nel caso in cui si rilevi una controindicazione:

ittero o peggioramento della funzione epatica; aumento significativo della pressione arteriosa; nuova insorgenza di cefalea emicranica; gravidanza. L’uso in concomitanza con la terapia ormonale sostitutiva sistemica (trattamento a base di estrogeni e/o di estro-progestinici o con androgeni) o con estrogeni vaginali non è raccomandato.

In conclusione la somministrazione intravaginale di DHEA non solo migliora tutto lo spettro dei sintomi della sindrome genito-urinaria, come atrofia e dispareunia, ma ha anche importanti effetti migliorativi sulla sessualità.

 

                                                                                                                                                    Dott.ssa Garofalo Greta

                                                                                                                                                       Specialista in Ginecologia e Ostetricia

TAG: DHEA, atrofia intravaginale

Cosa succede alla pelle durante la gravidanza?

Pelle in gravidanza – tutto ciò che dovete sapere

pelle in gravidanzaDurante la gravidanza l’intero corpo femminile vive una rivoluzione, a cominciare dalla pelle. Metabolismo e ormoni, infatti, hanno ampio effetto sulla nostra cute.In generale le future mamme possono avere beneficio degli effetti della gravidanza su pelle e capelli: l’azione degli estrogeni prolunga la fase di crescita dei capelli, che crescono di più e più velocemente, e molte malattie della pelle possono migliorare durante la gravidanza.

Esistono però degli inestetismi tipici della gravidanza, alcuni dei quali si risolvono dopo il parto, mentre altri più persistenti possono essere trattati successivamente alla nascita del bimbo.

Le smagliature

Le smagliature sono dovute all’alterazione del tessuto connettivo cutaneo, e sono favorite dalla distensione della pelle e dalle alterazioni ormonali. Sono estremamente comuni sul seno, sull’addome e sui fianchi.L’unico modo per prevenirle è quello di prestare molta attenzione all’alimentazione e alla variazione di peso, evitando incrementi eccessivi, e utilizzare quotidianamente creme adeguate. Creme e massaggi per mantenere l’elasticità della pelle possono aiutare, ma vanno applicati con costanza e regolarità. Eventualmente, dopo il parto, possono essere fatte delle terapie mirate per diminuire la visibilità delle smagliature.Queste terapie, su consiglio del dermatologo, possono consistere nell’applicazione a domicilio di trattamenti specifici (come le creme a base di retinoidi) o nella laserterapia con laser frazionato CO2, il metodo scientificamente più validato per il trattamento delle smagliature.

Il fenomeno dell’iperpigmentazione e il melasma

L’iperpigmentazione è lo scurimento della cute, causato da una quantità maggiore di melanina nella pelle. 9 donne su 10 subiscono queste modifiche in gravidanza, soprattutto sulle aree più sensibili alle variazioni ormonali come i capezzoli, la linea alba (la linea che percorre il centro dell’addome fino al pube), ascelle e i genitali. Il fenomeno è innocuo e tende a sparire spontaneamente dopo il parto.

Il melasma, invece, è un inestetismo che prevede la comparsa di chiazze scure su aree specifiche del volto, come fronte, zigomi e labbro superiore (dove può sembrare un  “baffetto” scuro). Scatenato da un aumento degli estrogeni, il melasma si sviluppa in seguito a una predisposizione genetica e può ritornare anche dopo il parto; per questo è importante cercare di prevenirlo non esponendosi al sole senza una protezione solare elevata, oltre il 50. Gli eventuali trattamenti estetici per porvi rimedio sono invece da eseguirsi rigorosamente dopo la gravidanza.

Il dermatologo può consigliare l’applicazione di prodotti locali schiarenti che possono contenere anche farmaci preparati su misura per il paziente, o può consigliare di effettuare dei peeling ambulatoriali, che consistono nell’applicazione di sostanze (quali acido glicolico, salicilico, mandelico e altri) che promuovono il ricambio cellulare negli strati più superficiali della cute.

Acne

L’acne può avere comportamenti differenti durante la gravidanza: donne che ne hanno sempre sofferto possono avere durante la dolce attesa un periodo di riposo, con pelle perfetta. Succede invece che altre donne possano sviluppare un aumento del sebo con comparsa di una forma di acne lieve, a causa delle alterazioni ormonali.È importante porre attenzione ai trattamenti per l’acne: molte creme e prodotti per l’acne non possono essere utilizzati durante la gravidanza, perché contengono ingredienti potenzialmente dannosi.

Le teleangectasie e gli angiomi

Le teleangectasie e gli angiomi sono dilatazioni dei capillari sanguigni superficiali, spesso innocui ma antiestetici. Non sono associati a dei sintomi particolari, ma sono molto comuni in gravidanza.  Tipicamente sulle gambe compaiono i classici capillari tortuosi dilatati, mentre sul viso e sul tronco possono comparire gli angiomi spider o gli angiomi rubino, di colore rosso acceso. Questi possono essere trattati  dopo il parto con il laser vascolare, un laser di alta tecnologia, in grado di colpire in modo specifico il capillare, senza danneggiare la cute circostante.

Nei e melanoma

Durante la gravidanza l’aumento del numero dei nei e lo stravolgimento delle loro forme e dimensioni sono causati sia dalle modificazioni di tensione della cute della pancia e del seno, sia dalle alterazioni ormonali in corso.Purtroppo non è semplice distinguere i cambiamenti dettati dalla gravidanza da quelli che potrebbero essere la spia di un tumore della pelle: è dunque importantissimo sottoporsi a un controllo dei nei in un’ottica di prevenzione dal melanoma proprio in questo periodo. Negli ultimi anni alcuni studi hanno posto attenzione sul fatto che se una donna viene colpita da melanoma durante la gravidanza, questo può essere molto aggressivo. È quindi necessario porre particolare attenzione ai nei e fare una visita dermatologica: se i tumori della pelle sono individuati per tempo, possono essere asportati senza che questo provochi problemi alla gravidanza.

Dottssa Garofalo Greta

Specialista in Ginecologia e Ostetricia

TAG: pelle in gravidanza