psicologia

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Mindfulness – based stress reduction

MINDFULNESS

“La capacità di porre attenzione in un modo particolare”

Percorso di riduzione dello stress basato su pratiche di consapevolezza

Iniziativa promossa dalla Dott.ssa Elena Cristina – Psicologa

Mindfulness

Mindfulness

Il corpo in adolescenza (Parte II)

Adolescenza: la paura di essere brutti

L’adolescenza è un periodo di profonde trasfadolescenza 2 parteormazioni, prima fra tutte la trasformazione del corpo, un vero e proprio “tempo della muta”.  E’ infatti il corpo ad acquisire un ruolo di primo piano e a far scatenare le principali paure dei ragazzi. Prima fra tutte la paura di non avere un aspetto normale o di essere brutti.  Questa paura tipica dell’adolescenza può riguardare tutto il corpo oppure, più spesso, un solo aspetto (statura, peso, pancia, seno, cosce, naso, etc), diventando il ‘problema numero uno’ del ragazzo, un’idea fissa capace di interferire negativamente con tutti gli altri impegni ed attività quotidiane, sia essi scolastici sia extrascolastici (sport, hobbies, frequentazioni), sino a forme estreme di ritiro ed isolamento.

Molti adolescenti provano una forte insoddisfazione corporea. Il motivo è facilmente immaginabile se riflettiamo sul ruolo svolto dai mass media nel creare un’ideale di bellezza standard basato su rigidi canoni di perfezione, magrezza e carisma. Molti ragazzi fanno propria la convinzione che per essere socialmente accettati e avere successo nella vita (sociale, sentimentale, lavorativo) è fondamentale apparire in forma uguale, se non addirittura migliore, a quella dei modelli proposti dalla società. L’adolescente, temendo di non riuscire a reggere il confronto con tali modelli, o con i propri coetanei, potrebbe sviluppare un crescente senso di inadeguatezza rispetto a presunti difetti fisici ma non solo. La paura di non essere “normali” o “adeguati” può contaminare altre sfere di vita, creando le condizioni per alcuni blocchi nella crescita, con importanti conseguenze sul suo stesso futuro di adulto.

Spesso i ragazzi trovano soluzioni fai da te al loro problema; controllano la propria forma fisica o il peso, tramite diete, restrizioni alimentari (“cibi ok” e “cibi vietati”) o digiuno, oppure ancora condotte compensatorie, come un intenso esercizio fisico o attività motoria. E’ importante non sottovalutare questi comportamenti, che se non compresi nel loro reale significato potrebbero dare origine ad un vero disturbo dell’alimentazione.

Altre volte c’è invece più una sensazione soggettiva di deformità per la quale il ragazzo crede di essere notato ed osservato dagli altri, sebbene il suo aspetto sia del tutto nella norma. E’ come se valutasse correttamente l’aspetto delle persone che lo circondano ma quando guarda sé stesso allo specchio si sbaglia!

Tutte queste preoccupazioni sono spesso vissute in solitudine dall’adolescente. I genitori ma anche altre figure adulte di riferimento (insegnanti, educatori), mossi dalle più amorevoli intenzioni, tendono a rimpicciolire e minimizzare il problema dei ragazzi, i quali però tendono a sentirsi poco sostenuti, “non visti” e talvolta anche criticati e giudicati per queste loro “fissazioni”.

Adulti e genitori, dal canto loro, si ritrovano spesso disarmati e confusi, preoccupati di fronte ad una fase di vita che loro stessi hanno dovuto affrontare e attraversare in passato e che quindi è solo un lontano ricordo.

L’adolescenza è dunque una sfida congiunta per i giovani e per i loro genitori, sempre più chiamati ad acquisire ed allenare quell’abilità di stare vicini ma non troppo. Agli adulti in particolare è affidato il compito di sostenere, comprendere ed ascoltare i propri figli ma allo stesso tempo lasciare quello spazio e quella libertà di sperimentarsi in autonomia, anche facendo degli errori, nella consapevolezza di rappresentare una “base sicura” per i propri ragazzi, a cui possono tornare ad affidarsi ogni volta in cui ne sentono il bisogno.

Dott.ssa Elena Cristina

Psicologa

TAG: adolescenza

Un mutante in casa…mio figlio adolescente (parte 1)

Il figlio adolescente

Adolescente in casaL’adolescenza implica innumerevoli cambiamenti: fisici, psicologici, emotivi o comportamentali ma anche morali e sociali.
Alcuni di questi cambiamenti sono evidenti e repentini, come quelli corporei, legati alla maturazione dell’apparato riproduttivo e alla comparsa dei caratteri sessuali secondari, (specie nelle femmine), altri cambiamenti invece sono più sottili, meno visibili agli occhi, e riguardano lo sviluppo psicologico, cognitivo e morale del ragazzo.
In realtà si tratta di un lungo ciclo di transizione dall’infanzia all’età adulta intervallato da diversi passaggi evolutivi anche dolorosi legati ad una serie di perdite da intendere come veri e propri lutti.
Il lutto più faticoso è senza dubbio rappresentato dalla perdita dell’immagine corporea e del ruolo infantili. La nostra stessa società non assegna un ruolo ben preciso a questi ragazzi, specie dei cosiddetti preadolescenti (9-12 anni di età), che non sono più bambini ma non ancora adulti, confinandoli in una zona d’ombra di marginalità sociale. Il vissuto di esclusione viene gestito dai ragazzi con atteggiamenti e comportamenti atti a compensare questi vuoti; ad esempio scimmiottando alcuni caratteri tipici degli adulti (seduttività, trasgressioni di vario genere: fughe da casa, piccoli furti, primo uso di sostanze, prime esperienze sessuali) mostrando una certa spavalderia e talvolta aggressività verso un mondo di adulti, tanto desiderato ma anche fonte di paure perché sconosciuto. In altri casi invece il disagio è espresso in comportamenti meno dirompenti ma pur sempre da non sottovalutare; ad esempio una particolare attenzione a supposti difetti fisici (corpo, magrezza) oppure ancora a disturbi dell’umore o psicologici che iniziano a manifestarsi proprio in occasione delle prime grandi richieste provenienti dal mondo esterno, basti pensare alla prima e importantissima scelta della scuola superiore.
Spesso i genitori, non sono preparati emotivamente ad affrontare questa vera e propria metamorfosi, a 360°, confondendo alcuni segnali della crescita del ragazzo, da un lato, per “capricci” o “stravaganze”, dall’altro a non riconoscere o sottostimare alcuni campanelli d’allarme di un disagio meno palese ma pur sempre di grande sofferenza. Il rischio consiste nell’assumere atteggiamenti poco adeguati per consentire ai propri figli di transitare serenamente verso la successiva condizione di giovane adulto.
La terapia psicologica con gli adolescenti è finalizzata a sciogliere quei blocchi che si potrebbero incontrare lungo il percorso di crescita del ragazzo e trasformarli in occasioni per scoprire aspetti nuovi del proprio figlio e di sé come genitori (ma non solo) in un viaggio che sia veramente congiunto tra genitori e figli insieme.

Dott.ssa Elena

Psicologa

Tag: adolescente

Pelle & emozioni

Pelle e emozioni

“Anche l’anima cambia pelle!“ (F.Gervaso)

pelle e emozioniLa pelle è già da un punto di vista fisiologico uno degli organi espressivi essenziali delle nostre normali emozioni (rossore, pallore, “pelle d’oca”, sudorazione).

Costituisce infatti l’unico tessuto del corpo visibile all’esterno e su di esso una situazione emotiva, anche latente, si può manifestare con un’alterazione cutanea di diverso tipo (alopecia, acne volgare ed escoriata, psoriasi, iperidrosi, vitiligine, dermatiti, orticaria).Per via dei suoi stretti rapporti col sistema nervoso, la pelle rappresenta un canale privilegiato di comunicazione dei nostri stati emotivi, specie di quelli che ci creano un qualche dolore psicologico. Come hanno dimostrato diversi studi in campo scientifico, solitamente le malattie della pelle più resistenti alle cure mediche sono quelle che spesso si risolvono  con il cambiamento dello stato emotivo della persona, ovvero quando raggiunge una condizione di maggior benessere psicologico.

Se è vero che in certi casi un disagio di tipo emotivo può esprimersi attraverso diverse forme dermatologiche, è anche vero che le stesse patologie cutanee possono creare altrettanti tipi di disagio emotivo; si possono provare imbarazzo, vergogna, ansie e paure che portano ad evitare certe situazioni, ad esempio occasioni sociali, con un significativo peggioramento della qualità di vita e di relazione della persona.

E’ dunque importante considerare le malattie della pelle non come qualcosa di a sé stante ma come la cartina di tornasole di squilibri che hanno un’origine più profonda nella psicologia dell’individuo. Da ciò ne deriva la necessità di affiancare alle imprescindibili cure medico-farmacologiche (dello specialista in dermatologia e venerologia) un percorso specifico di training emotivo, basato anche sulla tecnica di trattamento di video-therapy, che aiuti la persona ad entrare in contatto con le proprie emozioni per gestirle con maggior efficacia e ad acquisire una maggior confidenza con il proprio mondo interiore.

.Dott.ssa Elena Cristina

Psicologa e Neuropsicologa Clinica

Terapeuta EMDR di I Livello

TAG: pelle e emozioni

Che ansia!

“La gente crede di inseguire le stelle e finisce come un pesce rosso in una boccia”(M.Barbery, L’eleganza del riccio)

ANSIA ! ANSIA !!CHE ANSIA !!!

 
ansiaL’ ansia è un’esperienza comune che fa parte della vita quotidiana ed, in genere rappresenta la normale risposta a fattori stressanti esterni (es: ansia per un colloquio di lavoro, per un esame, per un nuovo incontro).

Diversa è invece la natura dei disturbi d’ ansia quando l’ansia è più intensa, più pervasiva e dura  più a lungo, sia prima che si verifichi un certo evento, sia dopo che quell’evento si è concluso; talvolta può essere indefinita (ansia per il futuro, senso di incertezza) altre volte sembra essere legata a specifiche situazioni (in macchina, in pubblico), oggetti o animali (paura dei cani, ragni), ambienti (metro, mezzi di trasporto) o persone.

Quando l’ansia supera i normali livelli di frequenza, intensità e durata,  mette a repentaglio la stessa qualità di vita, col risultato di una drastica riduzione delle normali attività, anche piacevoli, e di una progressiva limitazione nell’ambito scolastico, lavorativo, familiare, sociale(es: abbandono degli studi, rinuncia a particolari incarichi come parlare in pubblico, timidezza).

Si manifesta con intense preoccupazioni oppure con una prevalente corporea (tachicardia, mal di testa, disturbi gastrointestinali, di memoria, affaticabilità, dolore cronico, fibromialgia, disturbi del sonno,dell’appetito, dermatiti, rash cutanei o altre forme di carattere psicosomatico). Questo perché il nostro corpo tenta di comunicarci il bisogno di rallentare il ritmo e prenderci cura di noi stessi, quando ci troviamo in uno stato di stress emotivo cpesceronico.

Ad ogni modo è utile rivolgersi all’aiuto di uno psicologo. Lo scopo principale del trattamento cognitivo-comportamentale consiste nell’apprendimento di una serie di abilità e strategie per un’efficace gestione dell’ansia a partire dalla comprensione di quegli schemi personali che spiegano il perché certe situazioni sono per noi così ansiogene. Chiunque avverte che le preoccupazioni stanno prendendo il sopravvento può trarne beneficio per imparare a con-vivere con l’ansia senza rimanerne intrappolati.

Dott.ssa Elena Cristina

Psicologa Clinica e Neuropsicologa

Terapeuta EMDR di I Livello

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